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Cambi kart: ritorniamo sulla questione

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Tempo di lettura: 5 minuti

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Abbiamo recuperato l’analisi dell’anno scorso per aggiungere qualche punto di vista non trascurabile.

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Circa un anno fa abbiamo analizzato con un articolo un punto nevralgico del mondo endurance: i cambi kart, ossia i cosiddetti quick-change. Ne è nata subito una discussione molto interessante tra chi sta dalla parte del “vecchio stile” e chi preferisce il “nuovo stile”, ma a parte questo nulla è cambiato, compresa la nostra posizione. Il succo dell’articolo, in sostanza, era questo:

Se si analizza un campione di gare discreto, come una stagione, l’impatto migliorativo del cambio kart è nullo. L’unica cosa che cambia è la percezione (illusione) di avere il controllo della situazione, ma il risultato finale rimane lo stesso. A cambiare è la dispersione dei risultati delle gare, ma non la media finale.

Dispersione?! Facciamo un ripasso

Sì; la dispersione è, in parole statisticamente povere, lo scostamento di una serie di valori rispetto al valore medio. Il termine giusto sarebbe varianza, per chi vuole approfondire, ma torniamo a noi; prendiamo, per esempio, una stagione di 5 gare.

Col cambio kart è probabile che i risultati siano: 10°, 8°,12°, 11°, 9°.
La media finale è il 10° posto, collezionando 2 poco entusiasmanti top 10.

Senza cambio kart invece i singoli risultati saranno influenzati dalle prestazioni dei mezzi; per chi arriva a metà classifica, il 10° posto nella classifica finale potrebbe essere composto da una stagione tanto più altalenante, tanto più saranno differenti le prestazioni dei kart: 5°, 15°, 10°, 3°, 17°.
Media finale: 10°, portando a casa un quasi-ultimo posto ma anche un podio con tanto di coppa (di latta, ma comunque un trofeo da esibire magari a qualche sponsor).

Bisogna fare alcune precisazioni: questo non solleva gli organizzatori dal fare un’attenta e precisa manutenzione ai kart, in quanto un risultato sportivo non può essere deciso dalla differenza prestazionale tra mezzi che, per quanto possibile, dovrebbero essere tutti uguali. Ma questo concetto è valido in ogni caso, con e senza cambio kart.

perché ritornare sulla questione?

Veniamo al dunque: perché stiamo riaprendo questa pagina a un anno di distanza? Perché alcuni dati ci danno ragione, e altri dovrebbero far riflettere.

Alcuni giorni fa si è corsa la 24 ore d’Italia organizzata da CRG e, come tutti gli eventi CRG, non prevedeva il cambio kart. Noi non eravamo presenti (non possiamo permetterci le 24 ore), e quindi non siamo qui a criticare o lodare l’operato della casa bresciana, ma ci sono stati due eventi molto curiosi nonché risultati storici: il secondo posto del Pomposa Dream Team ed il terzo del team Coyote / Orza Group.

Questa è la Coppa del Team Terzo Classificato alla 24 ore Italia di Karting by CRG Factory. Di fatto, si tratta della…

Pubblicato da Antonio Tarasca su Lunedì 19 ottobre 2020

Scusate il ritardo…ma eravamo un pó cotti 😴 Abbiamo concluso con uno strepitoso secondo posto assoluto alla 24 ore…

Pubblicato da Pomposa Dream Team – Kart Endurance su Lunedì 19 ottobre 2020

Sia chiaro: con questo non vogliamo togliere il merito a questi due team di amici, prima che avversari; per arrivare davanti in una 24 ore non bisogna sbagliare niente, serve un sacco di esperienza e piloti precisi come cronometri svizzeri. Quello che vogliamo dire è che l’assenza del cambio kart può aver aiutato a regalare delle emozioni fortissime a delle persone che, normalmente, devono vivere la propria passione sempre nelle stesse posizioni.

Questo dovrebbe far riflettere molto gli organizzatori: noi del Cinisio Racing corriamo per passione e per divertimento, ma spesso quando partiamo da casa sappiamo già in partenza il risultato, e oltre il sesto o settimo posto non si potrà mai andare, perché le posizioni di vertice sono blindate da team che:

  • Hanno uno staff di almeno 3 persone a controllare le prestazioni di tutta la flotta di kart;
  • Riescono a decodificare l’algoritmo di estrazione, o quantomeno a predirlo;
  • Sono in pista regolarmente, godendo di un allenamento che chi ha un lavoro normale o un team senza sponsor si può solo sognare.

L’impatto economico

Visto che i numeri statistici l’altra volta non hanno sortito un effetto persuasivo sufficiente, parliamo una lingua universale nel motorsport: l’Euro. Perché la prevedibilità (o costanza) ha un impatto economico negativo? Semplice:

  • Per quanto si sia appassionati, collezionare risultati sempre uguali prima o poi stanca;
  • Provate a spiegare ad uno sponsor che il decimo posto costante è un ottimo risultato.

Noi abbiamo perso un paio di sponsor “perché non vincete mai”. Quest’anno non saremo alla partenza della gara più importante della nostra stagione, la 500 miglia di Pomposa. Certo, basterebbe avere piloti bravissimi e un box ben dotato per risolvere il problema… forse. Fatto sta che prima del quick change era più facile arrivare davanti, senza bisogno di 3 computer (e relativi esperti) ai box.

Eliminare il quick change risolverà tutti i problemi? Probabilmente no, ma perché non fare qualche* prova?

Il risultato è che ad un certo punto un team può decidere di abbandonare la categoria per stanchezza dei piloti o per limiti economici, e questo diventa un problema per gli organizzatori (a cui viene a mancare un’entrata), per il team e di conseguenza per tutta la categoria.

*In statistica non basta un dato per analizzare una tendenza; servono più esperimenti per avere una risposta precisa.

Sodi Kart SR5 - Flotta Pomposa Endurance

L’eccezione che conferma la regola

Ci sono realtà come il Vicenza Kart Indoor che non propongono mai il cambio kart nel corso delle gare; il ragionamento è molto semplice: sono sicuro della qualità della manutenzione sui kart, di conseguenza sono consapevole che le differenze tra i mezzi sono al limite della percezione. In più, evitando il ranking SWS per non esasperare la competitività, si auto-escludono i team professionisti (o invasati) mantenendo così un clima cordiale e amichevole. E la cosa funziona, dal momento che ogni evento organizzato dai nostri amici di Altavilla Vicentina è tutto esaurito in pochissime ore dalla pubblicazione.

Forse stiamo andando al contrario?

Teniamo per ultima una considerazione curiosa:

  • Organizzatori con un calendario ristretto (quelli arancio e neri, senza far nomi) hanno deciso di non adottare il quick change, e questo a rigor di logica dovrebbe penalizzare gli iscritti secondo la nostra analisi;
  • Organizzatori con un calendario ricco di eventi (praticamente tutti quelli coi kart di un produttore francese, senza far nomi) invece prediligono il cambio kart, quando statisticamente la soluzione migliore sarebbe non farlo.

Conclusioni

Ad un anno dal primo articolo nulla è cambiato, ma siamo di nuovo qui a trattare la questione con nuovi punti di vista. Puntualizziamo che nessun organizzatore ci ha pagato o sponsorizzato, abbiamo solo messo sul piatto tutta la nostra passione e l’esperienza di ormai 10 anni sulle piste di mezza Italia; comunque uno sconto non ci dispiacerebbe, dato che stiamo dando analisi totalmente gratuite a chi con questo sport ci vive.

Ci sarebbero ancora moltissime cose da dire, ma magari aspettiamo l’anno prossimo. Intanto ci uniamo alla gioia e alla commozione dei colleghi del Pomposa Dream Team e del Team Coyote per il risultato straordinario raggiunto.

Ecco, se alla fine di questa analisi pensate che il problema sia il ranking SWS, non avete capito il punto del discorso.

Luca mostra il cartello

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